Esprimere o tacere un malcontento può influire sulla tua attività di Architetto?

Dire o no la nostra insoddisfazione al gestore del bar dopo aver bevuto un aperitivo scadente ha un impatto sulla nostra attività professionale?

Voglia di aperitivo dopo la giornata convulsa e faticosa. Mi trovo con un’amica nel bar a fianco della palestra.
Abbiamo sudato. Non ci vediamo da un po’ e decidiamo di sbocconcellare insieme qualche cosa prima di correre a casa per la cena.

Abbiamo voglia di chiacchiere, di ridere davanti ad un drink e di mangiare due stuzzichini, giusto perché non ci giri la testa.

Due patatine, un pezzo di formaggio, qualche tarallo… a noi bastano!
“Non abbiamo niente da accompagnare al drink!” ci dice il cameriere che a fatica parla la nostra lingua.

Ancora non capiamo la difficoltà della cosa e insistiamo.
Abbiamo visto dei taglieri sul bancone…
“Siamo una vineria, non è previsto cibo con l’aperitivo”

Sgraniamo gli occhi, incredule.
Ci interessa non perdere altro tempo e pur sorprese e insoddisfatte, decidiamo di ordinare il nostro Campari.

Arriva il momento di andare.
“Raccontiamo al titolare il nostro malcontento?”
Questa è la domanda che ci facciamo prima di pagare.

Sì. Nell’augurio che serva.
A lui per farne buon uso.
Al suo collaboratore per andare oltre il compitino.
A noi per sentirci utili.

“Davvero lo vuoi fare?” La tentazione di lasciar stare c’è.
Perché è più comodo. Perché a dirlo si rischia di prendersi parolacce.
Perché sostenere questa conversazione costa fatica. E poi, nessuno ce lo chiede.

Quindi, perché farlo?

Perché è così che si coltiva la leadership.
Che nella vita, personale e professionale, serve.

Perché è così che si contribuisce a cambiare le cose.
E ci sono davvero molte cose che pochi notano, ma che meritano di essere portate all’attenzione e che hanno bisogno di essere cambiate.

Perché è così che si migliora e ci si migliora.
E si aiutano anche le altre persone a farlo.

Perché è in situazioni come questa che si nascondono le opportunità di capire ciò che funziona e ciò che invece no. E di correggerle.

Perché sono queste le piccole occasioni quotidiane che ci sfidano a dare il meglio di noi stessi. Se siamo capaci di coglierle e decidiamo di non ignorarle.

Perché è da qui che possiamo trovare ispirazione e portarla nella nostra quotidianità.

Perché sono le scelte che facciamo a definire chi siamo e il potere che abbiamo. Che influenzano i nostri risultati e il nostro benessere. Anche professionale.

Quante volte ci capita di essere infatti quel cameriere?
Tutte quelle in cui facciamo il minimo e ci accontentiamo.
Tutte le volte in cui non ascoltiamo o non vogliamo ascoltare.
Tutte quelle in cui siamo pigri.

Quante il padrone della vineria?
Tutte quelle in cui un cliente ci dice il suo malcontento e chiede spiegazioni
Tutte le volte in cui ci sono scuse da fare
Tutte quelle in cui c’è un collaboratore da riprendere e da far maturare

Come ci comportiamo in quelle situazioni?
Quali sono le scelte che facciamo?

Soprattutto, ci sentiamo bene nei ruoli che ricopriamo? A volte sì, altre meno.
Pensiamoci e, con consapevolezza e coraggio agiamo!

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