Studio di architettura sostenibile. Tema urgente

Sostenibilità. Tema urgente
Ha senso parlare di sostenibilità per uno studio di architettura?
Che vuol dire, “sostenibile”?
“Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”
Quali sono i problemi di sostenibilità per uno studio di architettura?
Architetto per quanto riesci a sostenere questo standard?
Chi gode della tua fretta? I tuoi competitor! Chi sono
Quali sono i tre elementi da cui partire?

“Sostenibilità.”

Come è possibile declinare, oggi, questa parola allo studio di architettura?

Il tema è prioritario e urgente.

Da tempo si parla di “azienda” sostenibile.

E molto si fa in questo ambito, nel quale, per primo, si sono evidenziati i problemi.

In questo contesto, infatti, la sensibilità al benessere, in primis economico, è forte e si sono trovate soluzioni.

Passate dalla fase di consapevolezza, a quella di trovare soluzioni, ora molte aziende sono ora alla fase di scelta e adeguamento.

Ha senso parlare di sostenibilità per uno studio di architettura?

Possiamo parlare di problemi di sostenibilità anche in questo ambito?

A mio parere sì.

Ma non siamo nella stessa fase in cui sono le aziende.

Lo studio oggi è, nella maggior parte dei casi, nella fase di malessere, in cui si percepisce, in maniera molto blanda e marginale il problema.

Non c’è ancora la consapevolezza che serve.

C’è sensibilità verso la sostenibilità del prodotto progetto, meno a quella della propria attività professionale.

Ha senso parlare quindi, non solo di azienda sostenibile, ma anche di studio professionale sostenibile.

Da dove partire?

Dal fare chiarezza, prendere coscienza del malessere e della necessità di superare con nuove visioni e approcci, il problema che, anche se latente, esiste.

Che vuol dire, “sostenibile”?

A volerlo semplificare moltissimo, il termine “sostenibile” implica il benessere generato dall’equilibrio nel tempo tra risorse e costi.

Risorse maggiori dei costi, portano sì ad un benessere, ma temporaneo ed illusorio.

Il rischio intrinseco sono disattenzione e sprechi, che, nel tempo, diventano costi, in una spirale viziosa che produce malessere.

Costi sono anche lo stress, la disattenzione, il nervosismo.

E quando i costi sono maggiori delle risorse disponibili, non c’è benessere, c’è fatica prima, fallimento poi.

Mantenere attenzione e equilibrio, sono il potere che abbiamo di impattare sul benessere e laddove non c’è, di cambiare le cose.

Non solo nostro.

Che intendo?

Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”

Pare di sì.

Perché la formula funzioni occorre allargare il concetto in maniera sistemica.

Facciamo parte di un sistema molto più esteso del nostro e la sostenibilità che noi abbiamo o non abbiamo, impatta ed è fortemente connessa con la sostenibilità dell’intero sistema.

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.”

Questa citazione dal film The Butterfly Effect del 2004, mi fa pensare

  • alle persone che dipendono dalla bontà del nostro lavoro.
  • alle famiglie il cui benessere è strettamente legato al benessere della nostra attività.
  • allo stato di salute e delle finanze, che generano impatto su tutto il tessuto economico e sociale.
  • all’ambiente e alla sussistenza che produce.

Ecco perché è importante la presa di coscienza dell’effetto tsunami che l’argomento crea.

Quali sono i problemi di sostenibilità per uno studio di architettura?

La maggior parte degli studi di architettura oggi è unipersonale o composto da 2/3 persone.

  • Poca benzina a disposizione, tragitti lunghi da fare e una macchina da 5 posti che usi spesso da solo.

Gli stipendi medi di un architetto da fonti Inarcassa del 2018 sono di 18.825€

  • Il castello costruito sulla sabbia

L’allargamento delle competenze richieste alla professione oltre quelle strettamente progettuali

  • Superman

Livello di insoddisfazione e stress elevati

  • Vorrei, ma non posso

Architetto, per quanto riesci a sostenere questo standard?

Te lo sei mai chiesto? La domanda non è, se riesci a sostenere questo standard!

Questo lo fai già.

La questione è, per quanto tempo?

E mentre tu corri, ti affanni, ti accontenti, che succede intorno a te?

Abbiamo già osservato come il mondo delle aziende si muove.

E assieme alle aziende la tecnologia, le competenze, le persone delle aziende. Che poi non sono altro che i tuoi vicini di casa, i genitori dei tuoi collaboratori, i tuoi clienti…

Che vedono, osservano, scelgono.

Chi gode della tua fretta? I tuoi competitor!

Chi sono?

Sono tutti i tuoi colleghi che per cultura e competenze stanno erodendo il tuo spazio nel mercato.

Spesso studi stranieri, che hanno una cultura del lavoro imprenditoriale e legano il loro successo al fare business con l’architettura.

Sono i tuoi colleghi tecnici, che per formazione sono sensibili ai temi e alle sfide attuali e hanno il focus sulla tecnologia e i risparmi

Sono gli architetti che investono tempo in formazione e innovano.

Se credi come me che questi argomenti sono legati alla sostenibilità, e non solo, anche alla sopravvivenza della professione come la intendi tu, occorre non trascurare alcuni elementi.

Quali?

Quali sono i 3 elementi da cui partire?

Di cosa tener conto?

Interdipendenza: dipendiamo gli uni dagli altri in uno stesso sistema, ossia la necessità di fare ed essere squadra.

Organizzazione: dalla sede all’organizzazione dei flussi di lavoro e alla gestione, dall’approccio per obiettivi al tempo, dalla tecnologia alla digitalizzazione, ossia la necessità di mettere mano a tutto ciò che ha impatto sull’efficienza.

Mentalità: la comprensione del contesto in cui operiamo, sia esso il mercato che le persone e i loro funzionamenti, e la capacità di mettersi in gioco da protagonisti, ossia la necessità di formarsi per uscire da schemi arcaici.

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